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Dieci ragioni per rispondere a un bambino che piange

26 gennaio 2010 di Saskia in Educazione, 4 commenti

Molto bello questo articolo di Jan Hunt “Dieci ragioni per rispondere a un bambino che piange“. In particolar modo mi ha toccato questo paragrafo:

Genitori che reagiscono solo a un “buon” comportamento possono essere convinti che stanno allevando il bambino a comportarsi “meglio”. Eppure loro stessi sentono di collaborare più volentieri con chi li tratta con gentilezza. È come se i bambini fossero percepiti come una specie diversa, che funziona secondo principi di comportamento diversi. Questo è assurdo, perché sarebbe impossibile identificare un momento nel quale il bambino cambia improvvisamente verso principi di comportamento “adulti”. La verità è molto più semplice: i bambini sono esseri umani che si comportano secondo gli stessi principi degli altri esseri umani. Come il resto di noi, reagiscono nel modo migliore alla gentilezza, pazienza e comprensione. I genitori che si chiedono perché un bambino sia “maleducato” dovrebbero soffermarsi a riflettere su questo punto: “Io me la sento di collaborare quando qualcuno mi tratta bene, oppure quando qualcuno mi tratta nel modo come ho appena trattato mio figlio?”

Mi piace davvero la linea di pensiero di quest’articolo, ma mi vengono anche dei dubbi: significa che non ci possiamo più arrabbiare con i nostri figli? Quando fanno cappricci, come ci dobbiamo comportare?
Stamattina per esempio, il grande non voleva la fetta di pane che gli avevo preparato. Voleva solo i biscotti. La regola è che si mangia prima una fetta e poi puoi mangiare i biscotti o una brioche. Lui ha preso la fetta e l’ha fatta tutta a pezzi. Mi sono arrabbiata con lui e l’ho messo “in castigo” (doveva stare seduto sulla sedia). Gli ho detto che non mi piace che fa così con il mangiare e che ci sono bambini che non hanno da mangiare. Lui piangeva ma il risultato è stato che è tornato a sedersi e ha mangiato la sua fetta.

Tutto l’articolo: “Dieci ragioni per rispondere a un bambino che piange.

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4 Commenti a “Dieci ragioni per rispondere a un bambino che piange”

  1. Claudia

    secondo me hai fatto bene anche perchè le regole servono per arginare e dare sicurezza. Anche io mi comporto allo stesso modo: rispetto per il cibo, che non è un giocattolo e rispetto per la Mamma ed il Papà che sono a tavola con te.
    Di recente mi è capitato che in un ristorante lei attaccasse con un capriccio (urla e pianti) tutti, ovviamente, si giravano a guardare ed io sono stata tentata di alzarmi e portarla fuori ma poi mi sono detta che se l’avessi fatto lei avrebbe imparato una nuova regola: Paingo e strillo Mamma mi porta via e non mangio quello che c’è nel piatto…..ho respirato a fondo…molto a fondo…e poi l’ho lascita sfogare senza darle nessuna attenzione, io e mio marito abbiamo ripreso a mangiare mentre lei a poco a poco si è calmata ed ha ripreso a mangiare.

  2. Claudia

    scusa sono andata fuori tema ma intendevo dire che più che arrabbiarsi, serve il cambio di tono della voce che fa capire che è arrivato il momento di finirla!

    ciao

  3. alli

    ciao saskia, credo che le regole siano importanti per tutti, ancor di più per i bambini.
    naturalmente devono essere regole di buon senso e non solo per farli star buoni e non rompere… ma non credo proprio sia il tuo caso :)
    il tuo poi non è stato un “castigo” ma arginare un momento di “fuori controllo” che spesso ai bambini capita. quindi siamo noi che dobbiamo, appunto, respirare a fondo e prendere in mano la situazione con fermezza, ma senza alcuna aggressività (anche se a volte risolvere con un’urlata o uno scapaccione smbra la via più seplice).
    sono felice ti sia piaciuto l’articolo.
    bacio
    alli

  4. admin

    @Claudia: complimenti per aver mantenuto la calma in quella situazione, so che non è facile!
    @Alli: complimenti per il tuo sito :) e grazie del tuo commento!

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